La fame della foresta

 

Autore: Debora Parisi

Editore: Delos Digital

Data di Pubblicazione: gennaio 2022

ISBN: 9788825418811

Pagine: 28

Formato: ebook

 

 

 

 

Oh, com’era sadico il destino: morire da umani per una causa senza senso oppure vivere da animali e compiere atrocità pur di sopravvivere”.

Questi sono i tristi pensieri che tormentano il capitano Viktor Sokolov, al comando di un manipolo di soldati russi stanziati in piena guerra (siamo nel 1941) nel cuore della foresta finlandese.

Un gruppo di ribelli resistono all’invasione russa con orgoglio e forza. Il freddo, la fame e il disagio psicologico creano fortissime difficoltà umane a tutti i soldati coinvolti.

Il clima rigido, l’isolamento e i morsi della fame posso certamente incrinare le solide convinzioni dell’uomo più retto.

Il capitano sembra un uomo tutto d’un pezzo, ma pian piano assisteremo allo sgretolarsi della sua integrità e scopriremo anche che il suo passato nasconde episodi dolorosi e cruenti.

E dove sta il fantastico? Eccovi serviti.

Il lento scivolare verso la follia e gli istinti primordiali di Viktor e dei suoi viene innescato (o forse solamente agevolato) dall’incontro che il capitano fa con una strana e oscura entità della foresta.

Si tratta di Ajatar, diavolo dei boschi, “una donna, un drago, una pestilenza o una forza corruttrice”.

Questo demone, del folclore finlandese, inizia ad apparire al povero sventurato, seducendolo con le proprie grazie e portandolo progressivamente ad abbattere uno dei tabù primordiali dell’uomo: mangiare i propri simili.

Debora Parisi ci regala un lungo racconto in cui, nonostante il tema crudo, non troviamo orrori ed efferatezze gratuite: sarebbe stato facile cavalcare l’onda dello splatter tipico dei “Cannibal movie” (che comunque hanno il loro perché).

La strada che intraprende l’autrice è, invece, un’altra. Sceglie di percorrere le orme di un horror psicologico.

Le scene crude ci sono, certo. Ma la crudezza accompagna l’ancora più inquietante disperazione che porta alla deriva morale i soldati protagonisti.

E’ come se il “Wendigo” di Algernon Blackwood fosse finito in una scena de “La sottile linea rossa” di Terrence Malick.

Solo che qui il richiamo degli spiriti della natura assume un tono bestiale e tutt’altro che edificante.

 

Perché sì: una piacevole lettura che scorre ed emoziona il lettore; una bella storia, in cui il folclore e il fantastico sono lo spunto per riflessioni sulla natura umana.
Perché no: forse poteva essere un romanzo; speriamo un ritorno nei boschi finlandesi.

 

 

 

 

 

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